Cos’è stato l’inizio delle Radio Libere e private in Italia?!

Forse vi saranno stati calcoli di possibili futuribili guadagni, non saprei, allora ero molto giovane e vagamente romantico.

Quello che ricordo di quel tempo, agli inizi degli anni ’70 del ‘900, era il clima di quel ‘68 che comunque uno lo avesse vissuto, a destra a sinistra al centro, aveva portato un gran vento di ipotesi libertaria, un po’ anarchico, un po’ festoso, un bel po’ velleitario: comunque sia, un bel po’ nuovo.

E la mente vagava tra il giovanile desiderio di divertirsi, di dire qualche cosa sull’idea di libertà, di fare cose che sembravano più grandi di noi.

Pur immersi nel conformismo della radio e delle televisione in Italia e in una buona dose di provincialismo intellettuale, qualche cosa però sapevamo.

Per esempio,

- che negli Stati Uniti d'America già negli anni '40, grazie soprattutto alla libertà di azione garantita dalla loro Costituzione, era possibile organizzare e far trasmettere una radio; seppure ciò fosse alla portata solo di imprenditori almeno di medie capacità finanziarie;

- che colà già da una ventina d’anni si trasmetteva in stereo;

- o, ancora, che il successo impensabile fino a pochi anni prima dei Beatles e dei Rolling Stones, aveva immesso nei giovani tanta voglia di ascoltare il linguaggio universale della musica, anche e soprattutto della nuova musica, al di fuori delle fasce orarie prestabilite. E di sentirsi parte di un circuito diverso da quello della generazione cosiddetta ‘matusa’. Così tanta voglia, che anche nel Regno Unito e al di fuori dalle regole in vigore, già dalla metà circa degli anni '60 del ‘900, aveva iniziato a trasmettere la mitica e nel vero senso della parola ‘piratesca’ Radio Caroline, che trasmetteva utilizzando navi ancorate fuori dalle acque territoriali inglesi.

Questi, però, erano solo discorsi che ‘circolavano’! Vale a dire ‘parole’, che forse potevano anche essere percepite a causa della tecnologia della comunicazione di allora basata per lo più su semplici ricevitori radio in onde medie, come un mito, una leggenda, più che come una realtà effettiva.

Ma mito non era, bensì una realtà udibile che io ascoltavo molto spesso, la trasmissione italo francese di Noel Cutisson da Radio Montecarlo, sulle epiche onde medie, di cui se ne dichiaravano frequenza e lunghezza d’onda all’apertura delle trasmissioni giornaliere. Un’impostazione dei palinsesti e dei programmi, rispetto alla RAI, totalmente differenti, dove gli ospiti in visita agli studi della radio potevano anche intromettersi in trasmissione. Con quei DJ reclutati da Noel Cutisson, così fuori dalle righe dei miei quaderni. Ricordo e desidero citare senza commenti ulteriori:  Antonio Costantini detto Awanagana, Ettore Andenna, Herbert Pagani, Max Pagani, Federico Van Stegeren (noto come l'Olandese Volante) che comparve in onda nel maggio/giugno del 1974 proveniente (almeno, raccontava lui) da una radio (Veronica, forse?) che trasmetteva in acque internazionali al largo dell'Inghilterra; e tanti altri. Così come era realtà Radio “Pirata” Luxembourg, cugina di Radio Montecarlo, stessa proprietà, trasmettitori molto potenti da navi fuori dalle acque territoriali, trasmissioni riprese dopo la guerra e mitica anch’essa per tantissimi giovani tra gli anni ’60 e ’80 del ‘900, per qualità e quantità di musica trasmessa, cessata nel ’92.

In Italia le cose erano ben diverse. Le trasmissioni radiofoniche regolari erano iniziate ai tempi del fascismo come mezzo di diffusione della propaganda di Regime. Dopo la guerra, la radio della RAI (erede della EIAR dei tempi del fascismo), divenne assai più strumento di intrattenimento, almeno fino alla definitiva affermazione della televisione nei primi anni '60, di cui Cino Tortorella è un fondamentale rappresentante e innovatore.

La radio era diffusa in tre reti da tale Ente, in regime di monopolio di dubbia costituzionalità; ma chi pensava all’idea di realizzare una radio privata?

 

 

Due geniali e, indubbiamente, molto professionali buontemponi, per la verità stavano agli inizi degli anni ’70 del secolo scorso, erodendo il conformismo radiofonico nazionale, portando le modalità del programma italo francese ideato a Radio Montecarlo da Noel Cutisson, a risultati apparentemente parossistici. Costoro, Arbore e Boncompagni e la loro squadra, scherzavano, giocavano con le battute, coi doppi sensi, con parole spesso sintetizzate in monosillabi e sospiri. Tra le loro trovate memorabili e vicina al nostro discorso, l’intrusione in onda, come pirata, di una improbabile e squiternata ‘Radio Bari’.

Insomma, tra queste suggestioni, coi pochi proventi derivanti dalla vendita di libri usati fuori da scuola in concorrenza col ‘Mercatino Rosso’, e con il romanticismo sognatore della giovanissima età, mi venne in mente e vi coinvolsi il mio ‘socio’ nella vendita di libri, Marco Bianchi, di fondare una Radio.

Sul lato tecnico la strada pareva aperta dalla cosiddetta banda cittadina (Citizen Band o CB): rice-trasmettitori radio di bassa potenza e bassa qualità, ma alla portata economica di molti, che avevano in qualche modo integrato in modo non regolamentato, il piccolo popolo dei radioamatori. Tollerati, anche per l’immenso numero, allora, in costante aumento, dalle Autorità che facevano sostanzialmente finta di non vedere.

Io ero convinto che bastasse un amplificatore, anche da pochi watt, una modifica a questi apparati CB e una frequenza libera, per costituire una Stazione Radio in grado trasmettere in FM. Naturalmente venni preso in giro dagli amici radioamatori ai quali manifestai questa mia idea; ma anch’essi ne furono contagiati ed Enrico Fagnani ed Enzo Bellavitis modificarono un residuato bellico a valvole (enormi) che, dopo molti studi, riuscì a modulare in frequenza con una modestissima larghezza banda, sui 100,500 Mhz.

Era nata “Free Radio 100,500 La Topaia”, davvero tra le primissime neonate Radio Italiane. Era il 25 settembre 1975 quando venne trasmesso il primo brano e sigla: “In the Mood[1] di Glenn Miller, scelto perché tanto rappresentava nell’immaginario collettivo, e mio, dei tempi, il senso di libertà portato in Italia dagli Americani e dalla loro esperienza in materia di Radio private. Non avevano forse quelli della RAI di Alto Gradimento come sigla “Rock Around the Clock”[2]? Ma mentre questi ultimi usavano la finzione teatrale di trasmettere in condizioni precarie, noi eravamo davvero allocati in una soffitta di un vetusto palazzo di Milano in viale Pasubio 14, tra ragnatele, cartoni di uova alle pareti quali strumenti anecoici, veri topolini, mixer auto-costruito “Amtron”, vecchi dischi di vinile a 33, a 45 e anche a 78 giri e – naturalmente – il “Valvolare Bellavitis/Fagnani” da 25 Watt e 75 Khz di larghezza di banda monofonica, raffreddato mediante la tecnologia rappresentata dal ventilatore sottratto alla camera da letto di mia nonna e posizionato dietro alla ustionante valvola “finale”.

Si aggiunse immediatamente allo staff tecnico un giovanissimo e geniale personaggio, conosciuto appunto mediante il rice-trasmettitore CB, che si dilettava di incredibili cose elettroniche, Fulvio Paganardi, che introdusse in Free Radio l’epoca dei “transistor/groviglio di recupero”, coi piedini saldati l’uno all’altro tra diodi e resistenze senza basette, a dare origine ad apparecchi elettronici anche di trasmissione, a bassissimo costo (giusto quello che ci occorreva necessariamente!) perfettamente funzionanti e anche longevi.

Il gruppo degli organizzatori si arricchì subito di persone quali Daniele Lorenzano e Massimo Torre. Lo staff di DJ, ma in realtà erano organizzatori pure loro, vide l’ingresso di tante incredibili e indimenticabili persone: Il Barba e la sua squadra della trasmissione “Quelli della casa di fronte” di grandissimo successo, Davide Tortorella figlio di Cino, Pierluigi Paesano, Mario Manasse, Alessandra Veronese, Maurizio Pezzotta, Paolo Muzzolon. La ventata di professionalità giornalistica con Fabio Santini e Lello Gurrado. E tanti altri ancora, anche presenti stasera, che lascio al Barba di enumerare e ricordare con più dovizia di particolari. Free Radio 100,500 La Topaia, assieme alle altre radio private divenne una sorta di "nave scuola" per speaker, DJ, tecnici, autori e giornalisti.

Certo eravamo dei perfetti “Pirati” per la Legge Italiana. Ma non così, per fortuna, per la Costituzione Italiana.

Dopo molti e molti mesi di paure e preoccupazioni, arrivò anche la copertura legale, grazie alla storica sentenza n. 202 della Corte Costituzionale nel luglio 1976, che stabiliva la fine del monopolio anche per le trasmissioni via etere, pur dando spazio in luogo della “Pirateria” ad una sorta di “Far West”, fenomeno tutto italiano delle televisioni locali e delle radio libere, che alla fine degli anni settanta toccherà la cifra record di oltre 1500 emittenti.

Ma qui arriviamo ad altre storie e il Barba incombe.

Grazie

© 2014  -  Riccardo Rompani


[1] "In the Mood" is a big band era #1 hit recorded by American bandleader Glenn Miller. It topped the charts for 13 straight weeks in 1940 in the U.S. and one year later was featured in the movie Sun Valley Serenade. From Wikipedia, the free encyclopedia.

[2] "Rock Around the Clock" is a rock and roll song in the 12-bar blues format written by Max C. Freedman and James E. Myers (the latter under the pseudonym "Jimmy De Knight") in 1952. The best-known and most successful rendition was recorded by Bill Haley & His Comets in 1954 for American Decca. It was a number one single on both the US and UK charts and also re-entered the UK Singles Chart in the 1960s and 1970s. From Wikipedia, the free encyclopedia.